|
Sabato è stato uno spettacolo della vista, poche volte ho ammirato il mare di Agrigento così bello come in questi primi giorni di Luglio. Ma non il mare di San Leone eh! Punta BIanca e la costa successiva: una meraviglia! Beh, si, forse amplificata dal fatto che la vediamo sempre da lontano, dalle nostre biciclette, da lassù; e poi con il sole che sparava i raggi sino alle ossa, il mare se non lo era, sembrava un paradiso! Bene, partiamo da solito Piazzale Pisci8 che non è vero che si chiama Piazzale Giglia, ma quando mai?!? si è sempre chiamato Pisciotto! E' che ora in tempi di T9 e iPhone BB è diventato Pisci8... E che bella sorpresa poi trovarci i miei amici in mezzo ai Finocchi! No, no, non c'era il Gay Pride e Manlio e "Siffredi - il Rocco - non stavano molestando alcuno: c'era la giornata della vendita diretta dei prodotti agroalimentari cosi detta “Campagna amica”: pare che il Sindaco Zambuto (che sembra sia il Sindaco più amato della Sicilia - ??? -) abbia emanato un'ordinanza per ripetere per tutti i sabato di luglio l'iniziativa. Ora, ci siamo chiesti con i miei amici: ma perchè solo il sabato? Che per caso i finocchi non siano tollerati gli altri giorni della settimana? oppure il nostro amato Sindaco ritiene che barbabietole e peperoni siano ortaggi impegnativi per il televisivo metabolismo degli agrigentini? Sarebbe proprio bello vedere ogni mattina gli stand degli Agricoltori vendere i loro prodotti, ad un prezzo generalmente al di sotto del 30% della media di mercato, ogni mattina, per tutta l'estate... Ma veniamo a noi. Punta Bianca, si decide di proseguire per il Castello di Palma: forti dubbi amletici investono le assopite e insolate nostre sinapsi: da dove c'andiamo? da dove prendiamo? quale sentiero? Risolve tutto il Manlio dicendo "da qui!" Il decisionismo filo-mussoliniano del "compagno" biciclante si rivela sorprendentemente non catastofico, portandoci attraverso una vigneto alla casa del "cactus": la gentilezza che alberga nei nobili animi dei camerati SSST non ha confini e riesce a penetrare agevolmente anche la dura scorza del più calcareo dei contadini indigeni; così sebbene un paio di inferociti bastardi a guardia della Proprietà cerchi ardentemente di possedere i nostri fulgidi, aitanti, prestanti, erculei polpacci, l'agreste autoctono guidato dalla mano della Dea Mayatl ci conduce tra Mezcal, Echinocactus e Lithops verso la nostra meta. Quella che prima era una ripida e veloce discesa, si trasforma, con nostro sommo stupore, in una ardua e ostica ascesa! Fortunatamente - noi, fervidi credenti di una religione sconfitta in partenza - viene in nostro aiuto Mayatl prestandoci il suo onirico seno dal retrogusto di peyote e incantandoci con una vista che ci costringe ad arrestare le nostre possenti leve per immemore tempo... Rinfrancati e distratti dalle Meraviglie del mondo, raggiungiamo il Castello di Palma. Le sorprese non sono finite: mentre io e Manlio cerchiamo di comunicare con l'aldilà delle colline col medium da asporto, il Siffredi - Rocco - si allontana per guadagnare le porte del Castello! Niente di strano, se non che, ad un certo punto, un bianco e agile mezzo a quattro ruote, guidato da una mora valchiria, con aggressiva e indomabile destrezza si invola verso le scale del maniero!!! Smarriti e stupefatti, restiamo immobili a pensare. Risolto che non è opportuno in caso di emergenza discettare filosoficamente sul valore dei rapporti umani, e segnatamente tra quelli che legano l'essere umano di sesso maschile e l'essere umano di sesso femminile, il sottoscritto decide di andare a dare un'occhiata..! Scalati gli interminabili gradini, mi ritrovo ad assistere a ciò che temevo: l'indigena Brunilde stava cercando di ammaliare il nostro Siffredi - al capolinea c'è, ma sempre turgido di fascino è! - per condurlo nella sua personale Valalla!!! Un arbusto spezzato dal mio cammino tradisce la mia presenza, fuorviando la brama della figlia di Votan e dissolvendo così l'incantesimo che stava rapendo il nostro compagno eroe... E così, c'era una volta un mare stupendo, una spiaggia meravigliosa, una costa splendida, una natura incontaminata, che adesso, solo a volte, nei sogni, o chissà, nelle imprese degli impavidi e dei puri emerge timida e audace, schiva e sfacciata a ricordarci che nulla è perduto.
|