Ore 20, sono a casa! Praticamente un'escursione durata 12 ore... Non scarico neanche la bici dalla macchina, mi sento a pezzi. Sotto la doccia, acqua calda bollente per mezza ora abbondante.
Abbiamo completato il giro che avevano previsto: da Burgio a Sambuca di Sicilia, attraverso la Riserva del Sosio e poi sulla vecchia strada ferrata che porta fino a Corleone. 
Arriviamo a Sambuca alle 17, Enzo Giovanni ed io; il gruppo é dimezzato dopo l’ammutinamento dei tre famelici Roberto Giancarlo e Peppe DB: alle 14 in quel di San Carlo decidono di rientrare via asfalto a Burgio alla ricerca di un piatto di pasta..! Ma sono sicuro che sotto c’è qualcos’altro…. le mogli e la sagra!!! Non ci applichiamo più di tanto al tradimento, e dopo brevissima consultazione con Vito decidiamo di proseguire per Sambuca sulla strada ferrata. Diciamo che questo tratto è molto scorrevole, pedalabile e con un minimo di pendenza che non supera mail il 10%; ma quello che lo ha reso difficile erano le condizioni del fondo davvero pesanti! Fatica ad avanzare anche perché stava arrivando il tramonto e il freddo iniziava a farsi sentire. Abbiamo pedalato per un tratto non sicuri della direzione, così ai primi indigeni incontrati abbiamo chiesto informazioni: muniti di Fiat Uno, marito tozzo e moglie baffuta, ci dicono che “per Sambuca sempre dritto ma c’è la galleria attuppata!”. Ignari di tale avvertimento, procediamo finchè con i piedi immersi in un pantano, cerchiamo di scollinare oltre la “galleria attupata”; delle grida furiose attirano la nostra attenzione: è Vito che ci salva da un destino ignoto riportandoci sulla retta via… Eravamo diretti a Corleone… Ripresa la strada ferrata per Sambuca procediamo spediti: è un susseguirsi di caselli diroccati e campagne e valli coltivate a ulivi, vigneti, aranceti e tanto altro. Siamo stanchi, molto. Sul gps di Enzo si contano più di 50 chilometri percorsi. Durante il tragitto incontriamo diversi autoctoni a cui chiediamo quanto manca per Sambuca: tutti, sempre, all’unisono rispondono “DODICI CHILOMETRI”: pare che il tempo e lo spazio abbiano un valore relativo da queste parti… che lo Zio Albert sia stato qui? Enzo, benché sia forse alla sua quinta uscita in mtb della sua vita non mostra evidenti segni di cedimento, anzi è li che dice sempre “Grazie, grazie. Non potevo mai immaginare che iniziando con questo sport avrei fatto cose così belle. Bellissimo, bellissimo.” Io gli faccio presente che ha saltato tutta la gavetta, come tutti fanno: le uscitine ad Agrigento, San Leone, Icori… ed è passato subito al Nirvana della MTB!!! Anche Giovanni è estasiato, felice di avere incontrato un gruppo con cui abbia potuto apprezzare la mountain bike; mi confessa che se non fosse stato per noi forse avrebbe abbandonato questo sport..! Il fatto è che Giovanni essendosi comprato la mia meravigliosa Lapierre Zesty 714 ha ricevuto in regalo un trattato di Filosofia del Biker!!!
Arrivati ad una cava Enzo riconosce il posto, c’era stato già per lavoro: siamo lontani da Sambuca, la guglia della Duomo si vede a distanza… Decidiamo di virare sull’asfalto! Gli ultimi chilometri mi tagliano le gambe, sono sfinito tra spalla schiene e ginocchio sono a pezzi; ma l’ultima salita per il centro del paese è un trampolino: finalmente arrivati! Ma c’è da trovare Vito… Ebbene, Vito c’aspetta al Casello dismesso di Sambuca, che si trova in periferia della città. Noi siamo andati ben oltre: lasciando l’ex strada ferrata abbiamo percorso una decina di duri chilometri in più..!
Il giorno dopo ogni angolo del mio corpo grida vendetta!!! Ma sono felice, un altro tassello di 63 kilometri è stato aggiunto alla storia dell’SSST!
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